Allarme Wwf, restano solo 3200 tigri
L'obiettivo è raddoppiarle entro il 2022
A pochi giorni dall’avvio dell’Anno della Tigre del calendario cinese, il prossimo 14 febbraio, il Wwf lancia l’allarme per la sopravvivenza di questo grande felino di cui, nel mondo, restano ormai appena 3.200 esemplari ed il cui habitat si è ridotto del 40% dal ’98.

Molte le minacce rilevate dal Wwf che mettono a rischio in natura le tigri. Così l’associazione ambientalista ha tracciato una mappa dei 10 maggiori punti critici con l’obiettivo di arginare il rischio della scomparsa delle tigri sul nostro pianeta. Riduzione habitat in India, cambiamento climatico in Bangladesh, deforestazione in Russia e Mekong, commercio di ossa, pelli e carne di tigre in Cina, Vietnam e Nepal le maggiori cause del rischi di estinzione di questa specie individuati dal gruppo del Panda.
«Nell’Anno della Biodiversità -spiega il Wwf- la tigre è stata scelta da noi come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con sè problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell’uomo, che di quelle risorse non può fare a meno».
Molti paesi asiatici, e il mondo intero, si preparano dunque a celebrare l’apertura dell’anno della tigre con feste e celebrazioni. Ma in realtà, sottolinea il gruppo ambientalista, «la Regina della giungla ha ben poco da festeggiare». Dal 1940 si sono infatti già estinte tre sottospecie di tigre, mentre una quarta, la tigre della Cina meridionale, non viene più avvistata in natura da circa 25 anni.
Ma responsabili del rischio sopravvivenza della tigre sono anche i grandi Paesi industrializzati dell’Occidente. A cominciare dagli Stati Uniti che ospitano molte più tigri in cattività, più di 5.000, di quante ne siano rimaste in natura, con poche leggi per evitare che le parti di tigri finiscano sul mercato nero incrementando la domanda di questi prodotti. Sul banco degli imputati anche gli Stati Europei che hanno una domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione nell’area asiatica. Insomma una situazione che sembrerebbe senza via d’uscita. Il Wwf crede però che ci siano «ancora speranze» e «confida nelle potenzialità del summit speciale che si terrà in Russia a settembre, in cui tutti gli stati interessati dalla presenza della tigre, le organizzazioni ambientaliste e istituzioni cruciali come la Banca Mondiale, si riuniranno per stilare un’ambiziosa agenda per salvare le tigri. »Un summit -sottolinea il gruppo ambientalista- che sarà decisivo, dopo che già alla prima conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della tigre, tenutasi in Thailandia a fine gennaio, i 13 stati range della tigre lì riuniti si sono impegnati a raddoppiare il numero delle tigri presenti in natura entro il 2022.
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Ultimo aggiornamento (Domenica 14 Febbraio 2010 08:21)


