Il gatto anziano.
SE IL GATTO
È ANZIANO
E UN PO’ APATICO
di MARCO SMALDONE
MEDICO VETERINARIO
Una signora mi chiede cosa può essere successo al suo gatto che, avendo superato i dodici anni, da alcuni giorni manifesta segni di apatia, restando spesso in disparte, mangiando poco, ma bevendo molto.
Sia per l’età che per i sintomi descritti dalla padrona di questo gatto, ci sono buone probabilità che si tratti di una seria compromissione della funzionalità renale.
Fra le principali affezioni renali del gatto vanno considerate in primis le infezioni acute e
croniche e poi con una certa frequenza si possono verificare danni renali a seguito di ingestione di sostanze tossiche.
È noto che molti padroni di gatti alcune volte si ostinano a tenere piante di casa che sono in gran parte potenzialmente tossiche ed alcune addirittura velenose come la ieffenbachia, il filodendro ed altre.
Un altro aspetto anche preoccupante può scaturire dall’uso di farmaci, in particolare alcuni antinfiammatori che possono, in rari casi, causare lesioni renali anche irreversibili.
Ci sono poi anche malattie su base ereditaria come il «rene policistico» che consiste nella malformazione dei reni: ed all’esame ecografico viene evidenziata la presenza di cisti multiple.
A questa patologia sono esposti esemplari della razza del gatto persiano.
C’è poi l’amiloidosi, malattia caratterizzata dalla deposizione di una sostanza amorfa nel tessuto renale.
Si tratta di un’affezione molto severa che insidia alcuni esemplari nella razza siamese e del gatto abissino.
Altri importanti fattori di rischio riguardanti l’età avanzata colpiscono oltre il 10% dei gatti che hanno superato gli otto anni e oltre il 30% di quelli dai 14-15 anni in su.
Anche nei soggetti molto giovani potrebbe svilupparsi una nefropatia cronica, ma per fortuna in questi soggetti l’incidenza è molto bassa e si attesta intorno all’1%.
Quello che purtroppo si verifica per molti gatti è che vengono portati dal veterinario quando la funzionalità renale è già compromessa da tempo e in molti casi non è più possibile nemmeno risalire alle cause che hanno potuto provocarla. I provvedimenti che si possono
mettere in pratica per prevenire l’insorgenza e la progressione di questa grave malattia consistono in periodici controlli veterinari al fine di poter individuare precocemente i possibili fattori di rischio.
Quindi dai 7-8 anni in poi bisognerà sottoporre Micio ad una visita annuale con i relativi esami del sangue e delle urine.
Se si vuole essere ulteriormente previdenti sarà opportuno far eseguire anche un esame
ecografico dell’apparato urinario e dell’addome in generale per poter essere certi di una possibile diagnosi precoce corretta.
Per quanto attiene alle patologie su basi ereditarie, non ci sono molti rimedi terapeutici, poiché le evoluzioni sono inevitabili.
Poter scoprire una malformazione renale come la nefropatia policistica (PKD) che affligge alcuni esemplari della razza persiana, già prima dei quattro mesi, può essere comunque utile, anche se non risolutivo.
Invece per quanto riguarda l’insufficienza renale cronica, riuscire ad avviare delle terapie il
prima possibile, apporta vantaggi concreti, poiché si può riuscire a rallentare la progressione di questa temibile malattia.
Pubblicato su autorizzazione del dr. Marco Smaldone


